I 10 trend ESG del 2026: competenze, normative e nuove professioni della sostenibilità

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Oggi l’ESG è diventato un ambito tecnico e manageriale che coinvolge normativa, finanza, gestione del rischio, supply chain, dati, risorse umane, governance e strategia d’impresa.


Nel 2026 le aziende non possono più limitarsi a dichiarare il proprio impegno ambientale o sociale. Devono misurarlo, documentarlo, rendicontarlo e integrarlo nei processi decisionali. La sostenibilità diventa quindi
una competenza aziendale trasversale, sempre più richiesta sia nelle grandi imprese sia nelle PMI coinvolte nelle filiere produttive.


Per chi vuole lavorare come ESG Manager, Sustainability Manager, CSR Manager, consulente ESG o responsabile della rendicontazione di sostenibilità, è importante conoscere i principali trend che stanno
trasformando il mercato.

Ecco i 10 trend ESG da seguire nel 2026.

1. CSRD, ESRS e doppia materialità: il reporting ESG diventa centrale

Il primo grande trend riguarda la rendicontazione di sostenibilità. Con la CSRD e gli standard ESRS, il reporting ESG non è più un’attività accessoria, ma un processo strutturato che richiede metodo, dati,
responsabilità interne e competenze tecniche.

Le imprese devono imparare a raccogliere informazioni affidabili, definire indicatori, coinvolgere le funzioni aziendali e valutare gli impatti generati sull’ambiente e sulla società. Allo stesso tempo devono analizzare come i fattori ESG possono incidere sui risultati economici, sulla reputazione, sull’accesso al credito e sulla continuità del business.

La doppia materialità è il cuore di questa trasformazione. Da un lato guarda agli impatti dell’azienda verso l’esterno; dall’altro considera i rischi e le opportunità che ambiente, società e governance generano sull’impresa. Per questo, nel 2026, la capacità di comprendere CSRD, ESRS, materialità, KPI ESG e processi di reporting sarà una delle competenze più richieste nel mercato della sostenibilità.

2. Cos'è la Tassonomia Europea?

La Tassonomia Europea è uno degli strumenti più rilevanti per classificare le attività economiche sostenibili. Serve a capire se un investimento, un progetto o un’attività aziendale contribuisce realmente agli obiettivi ambientali europei.

Questo tema non riguarda solo banche e grandi imprese. Anche le PMI, i fornitori, le società di consulenza e le aziende inserite in filiere complesse devono confrontarsi sempre più spesso con criteri di sostenibilità, principio DNSH e richieste di rendicontazione da parte di clienti, investitori e partner finanziari.

Nel 2026 conoscere la Tassonomia UE significa saper collegare sostenibilità, strategia aziendale, accesso alla finanza e compliance normativa.

3. Certificazioni ambientali, sociali ed etiche: la sostenibilità deve essere verificabile

Un altro trend importante riguarda le certificazioni ESG. Le imprese hanno bisogno di strumenti credibili per dimostrare che le proprie pratiche ambientali, sociali ed etiche sono solide e verificabili.

Certificazioni come ISO 14001, EMAS, SA8000, ISO 26000 ed Ecolabel possono contribuire a rafforzare processi interni, gestione della qualità, responsabilità sociale, reputazione e rapporti con clienti e fornitori.

Il punto centrale è che la sostenibilità non può più essere solo dichiarata. Deve essere documentata
attraverso standard, procedure, audit, obiettivi e sistemi di miglioramento continuo.
Per chi lavora nell’ESG, saper leggere e utilizzare correttamente le certificazioni è una competenza sempre più utile, soprattutto nei rapporti tra sostenibilità, compliance, qualità, acquisti e comunicazione aziendale.

4. Cambiamento climatico e transizione energetica: il clima entra nei piani industriali

Il cambiamento climatico è ormai una variabile economica e strategica. Le imprese devono comprendere i rischi fisici e regolatori legati al clima, ridurre le emissioni, valutare la propria carbon footprint e costruire percorsi di transizione coerenti con gli obiettivi europei e internazionali.

Nel 2026 parlare di sostenibilità ambientale significa affrontare temi concreti: mitigazione, adattamento, transizione energetica, mercato dei diritti di emissione, reporting climatico, efficienza energetica e decarbonizzazione.
Non si tratta solo di un tema per aziende industriali o energivore. Anche servizi, logistica, edilizia, finanza, formazione, pubblica amministrazione e consulenza devono comprendere l’impatto del clima sui propri
modelli organizzativi e di business.

5. Bilancio di sostenibilità: dal documento finale al processo aziendale

Il bilancio di sostenibilità non è più soltanto un documento da pubblicare a fine anno. È il risultato di un processo che coinvolge governance, raccolta dati, analisi di materialità, accountability, misurazione degli impatti e comunicazione verso stakeholder interni ed esterni.

Nel 2026 la rendicontazione non finanziaria richiede competenze ibride. Servono capacità analitiche, conoscenza normativa, comprensione degli standard, familiarità con i dati aziendali e capacità di tradurre
informazioni complesse in un racconto chiaro, verificabile e coerente.
Per questo il bilancio di sostenibilità è uno degli ambiti più interessanti per chi vuole entrare nel mondo
ESG. È un punto di incontro tra strategia, compliance, comunicazione, controllo di gestione, HR, ambiente e
governance.

6. Diversità, inclusione e impatto sociale: la “S” dell’ESG diventa misurabile

Per molto tempo la dimensione sociale dell’ESG è stata meno presidiata rispetto a quella ambientale. Oggi, invece, la “S” sta diventando sempre più rilevante.

Diversità e inclusione, welfare aziendale, diritti nei luoghi di lavoro, sicurezza psicologica, engagement, retention, equità e impatto sociale sono ormai elementi centrali nelle strategie ESG. Le aziende devono definire policy, obiettivi, indicatori e strumenti di monitoraggio. Non basta promuovere
iniziative isolate: occorre dimostrare che le politiche sociali producono effetti concreti su persone, organizzazione e comunità.

Nel 2026 le competenze su DEI, social impact e rendicontazione sociale saranno sempre più richieste, soprattutto nelle funzioni HR, CSR, comunicazione, sostenibilità e people management.

7. Finanza sostenibile: capitali, investimenti e impatto

La sostenibilità è sempre più collegata alla finanza. Green bond, social bond, impact investing, strumenti di finanza ibrida e partnership pubblico-private sono leve importanti per finanziare progetti ambientali e
sociali.
Nel 2026 chi lavora nell’ESG deve comprendere almeno le basi della finanza sostenibile. Non necessariamente per diventare un tecnico finanziario, ma per dialogare con banche, investitori, fondazioni, imprese e istituzioni.
La finanza sostenibile è uno dei campi in cui la sostenibilità diventa più chiaramente leva di sviluppo.
Permette di collegare capitali, impatto, obiettivi ambientali e sociali, valutazione dei progetti e misurazione
dei risultati.
Per questo è un’area strategica sia per chi lavora in azienda sia per chi opera nella consulenza, nella
progettazione, nel non profit, nella pubblica amministrazione o nel mondo dei finanziamenti.

8. Valutazione d’impatto: misurare il cambiamento generato

Uno dei passaggi più importanti riguarda la misurazione dell’impatto. Sempre più organizzazioni devono dimostrare non solo cosa fanno, ma quale cambiamento producono.

La valutazione d’impatto serve a comprendere gli effetti reali di un progetto, di una policy, di un investimento o di una strategia. Richiede metodi, indicatori, teoria del cambiamento, raccolta dati e capacità di leggere risultati attesi e risultati generati. Nel 2026 questa competenza sarà fondamentale per imprese, enti del terzo settore, fondazioni, società
benefit, pubbliche amministrazioni e organizzazioni che gestiscono progetti finanziati.

Misurare l’impatto significa passare da una sostenibilità dichiarata a una sostenibilità dimostrata.

9. Rischi ESG: sostenibilità e resilienza aziendale

I rischi ESG sono ormai parte integrante della gestione aziendale. Rischi climatici, normativi, reputazionali, sociali, cyber, di governance e di supply chain possono influenzare continuità operativa, performance economica, accesso al credito e valore dell’impresa.

Nel 2026 l’ESG Manager non può limitarsi a promuovere iniziative positive. Deve anche saper individuare vulnerabilità, prevenire impatti negativi, leggere scenari e contribuire a costruire modelli di gestione del
rischio. La sostenibilità diventa così anche uno strumento di resilienza. Aiuta l’impresa a prepararsi a cambiamenti normativi, crisi ambientali, trasformazioni sociali, pressioni reputazionali e richieste sempre più stringenti
da parte del mercato.

10. Sustainable Supply Chain: la sostenibilità si estende alla filiera

L’ultimo trend riguarda la catena di fornitura. Le imprese sono valutate non solo per ciò che fanno direttamente, ma anche per ciò che accade lungo la filiera.

Tracciabilità, circolarità, coinvolgimento dei fornitori, standard sociali e ambientali, bilancio materico, gestione delle criticità e responsabilità lungo la catena del valore diventano elementi centrali.

Questo tema è particolarmente rilevante per manifattura, moda, agroalimentare, logistica, grande distribuzione, retail e aziende che lavorano con fornitori complessi o internazionali. Nel 2026 la sustainable supply chain sarà una delle aree ESG più operative e concrete, perché collega sostenibilità, acquisti, produzione, qualità, compliance, reputazione e competitività.

Le competenze ESG più richieste nel 2026

Guardando questi dieci trend, emerge una direzione chiara: il mercato cerca figure capaci di trasformare lasostenibilità in processi aziendali.
Le competenze ESG più richieste saranno:

  •  conoscenza di CSRD, ESRS e doppia materialità;
  • capacità di leggere e contribuire a un bilancio di sostenibilità;
  • comprensione della Tassonomia Europea;
  • conoscenza di certificazioni ambientali, sociali ed etiche;
  • capacità di valutare rischi ESG;
  • competenze su clima, carbon footprint e transizione energetica;
  • conoscenza di DEI, impatto sociale e rendicontazione sociale;
  • familiarità con strumenti di finanza sostenibile;
  • capacità di misurare l’impatto;
  • lettura della sostenibilità lungo la supply chain.


Sono competenze che interessano profili molto diversi: neolaureati, consulenti, HR, manager, professionisti della comunicazione, figure finance, responsabili qualità, operatori del terzo settore, project manager e persone che vogliono riposizionarsi professionalmente nel mondo della sostenibilità.

Come formarsi per lavorare nell’ESG

Per lavorare nell’ESG non basta conoscere i principi generali della sostenibilità. Occorre sviluppare competenze applicabili: saper leggere una norma, interpretare uno standard, costruire un processo di rendicontazione, analizzare dati, comprendere i rischi, valutare l’impatto e dialogare con diverse funzioni
aziendali.

Un buon percorso formativo ESG dovrebbe quindi essere pratico, aggiornato e multidisciplinare. Dovrebbe integrare ambiente, sociale e governance, ma anche reporting, finanza, supply chain, rischi, certificazioni e strategia.

È in questa direzione che si colloca il Master in ESG Management di Job Farm, percorso online in live streaming, con formula serale e weekend, pensato per costruire competenze operative e personalizzabili. Il Master è articolato in dieci aree formative e consente ai partecipanti di scegliere l’intero percorso o singoli moduli in base ai propri obiettivi professionali. Le aree affrontate nel percorso sono coerenti con i principali trend ESG del 2026: reporting ESG, CSRD ed ESRS, Tassonomia Europea, certificazioni, clima, bilancio di sostenibilità, D&I e social impact, finanza sostenibile, valutazione d’impatto, rischi ESG e sustainable supply chain.

Conclusione

Il 2026 sarà un anno decisivo per la sostenibilità aziendale. L’ESG non sarà più soltanto un linguaggio reputazionale, ma una competenza manageriale sempre più integrata nei processi d’impresa.

Le aziende avranno bisogno di professionisti capaci di unire visione strategica e capacità operative: persone in grado di comprendere norme, dati, impatti, rischi, filiere, strumenti finanziari e sistemi di rendicontazione.
Per chi vuole costruire o rafforzare il proprio profilo professionale, formarsi oggi sull’ESG significa posizionarsi in uno degli ambiti più dinamici e richiesti del mercato del lavoro.

Simone Pivotto, Training Manager Job Farm

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Francesca Golcondi

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