Export Manager e la ripresa “a macchia di leopardo”

 

Testata giornalistica registrata reg. al Trib. di Milano (n° 29 del 30/01/2014)

Direttore Responsabile Marina Verderajme

Export Manager e la ripresa “a macchia di leopardo”

Il 2021 si conferma come un anno che offre importanti opportunità per la crescita dell’export italiano, principale motore della nostra economia. Le vendite di beni “Made in Italy” raggiungeranno quota 482 miliardi di euro e aumenteranno del 5.4% nel 2022, per poi assestarsi ad una crescita del 4% (in media) nel biennio successivo. Questi risultati saranno raggiunti grazie ad una serie di programmi di ripresa strutturati ad hoc quali, per esempio, Next Generation EU e il piano infrastrutturale USA.

Il Rapporto Export 2021 di Sace, società statale che aiuta le aziende italiane a lavorare sui mercati esteri, pubblicato in settembre 2021 si intitola “Ritorno al futuro: anatomia di una ripresa post-pandemica“.

 

 

La stima evidenzia un rimbalzo dell’11,3% dell’export di beni, con pieno ritorno ai livelli pre-pandemia già nel 2021 quando le vendite raggiungeranno 482 miliardi. Nel 2022 la crescita sarà del 5,4% e del 4% nel biennio successivo. Tale ritmo, superiore di quasi un punto al tasso medio pre-crisi (+3,1%, in media annua, tra 2012 e 2019), consentirà di raggiungere nel 2024 il valore di 550 miliardi di export di beni.

Daniele Franco, ministro dell’Economia, ha aperto la presentazione del Rapporto Export 2021 assicurando un pieno ritorno ai livelli pre-pandemia: “La sfida più importante è consolidare il processo di crescita in modo che dal 2023, nel 2024 e 2025, cioè nella fase post pandemia, si possano avere livelli di crescita sistematicamente più elevati rispetto al passato”.

L’aumento su base mensile dell’export è dovuto principalmente all’incremento delle vendite verso i mercati UE (+ 2.5%), mentre la crescita di quelle verso l’area extra UE è più contenuta (+ 0.2%). Numeri che confermano una dinamica delle vendite verso i paesi esteri ampiamente positiva dopo la grave crisi e la recessione del 2020.

Secondo l’indagine di Ice Agenzia, in collaborazione con Prometeia, Istati, The European House Ambrosetti, Fondazione Masi e Università Bocconi, la crescita dell’export è riscontrata in quasi tutti i settori: i prodotti alimentari, bevande e tabacco (+ 5.3% rispetto allo stesso periodo del 2020 e + 12.3% sullo stesso periodo del 2019), il settore dei metalli (+ 29.1% sul primo quadrimestre del 2020 e + 12% sullo stesso periodo del 2019), i prodotti chimici (+10.2% e + 7.1% a pari periodo sul 2019) e il comparto degli apparecchi elettrici (+ 31.6% rispetto allo stesso periodo del 2020 e +8.2% sul 2019). Un caso d’eccezione, il turismo, fortemente colpito nel periodo di emergenza covid, raggiungerà risultati significativi solo nel 2022, periodo in cui è atteso un ritorno ai livelli del 2019.

L’ufficio studi di SACE, società di Cassa Depositi e Prestiti, sulla base dei dati ottenuti, ha elaborato due scenari:

  • Scenario base (maggiore probabilità di accadimento): le esportazioni italiane di beni in valore cresceranno quest’anno dell’11.3%. Si tratta di un recupero migliore rispetto a quanto previsto per altre economie europee, simili alla nostra, e che consentirà all’Italia di mantenere la propria quota di mercato mondiale anche nel 2021.
  • Scenario alternativo: in caso di ritorno di misure restrittive di contenimento dei contagi per la diffusione di nuove varianti, la ripresa globale rallenterebbe inevitabilmente con ripercussioni significative sulle esportazioni italiane di beni. Di conseguenza, la crescita delle esportazioni sarebbe più limitata quest’anno (+7.2%) e nulla nel 2022. Il pieno recupero delle vendite made in Italy nei mercati esteri sarebbe quindi rimandato al 2023.

L’inevitabile crescita di questo settore porterà ad una richiesta di figure specializzate e pronte ad affrontare le sfide che un Export Manager si trova a sostenere quotidianamente. Le competenze essenziali richieste sono rappresentate dalla capacità di analisi e ridefinizione della relazione del sistema organizzativo con l’ambiente esterno di riferimento (missionvision, strategia); Importante possedere, inoltre, competenze qualificanti inerenti all’agire in situazioni di complessità ed ambiguità; la competenza di negoziazione ed argomentazione; quelle relative al senso economico, alla valorizzazione e all’ottimizzazione delle risorse a disposizione (umane, economiche, tecniche, di tempo, ecc.).

Per questo la formazione è un asset imprescindibile per poter intraprendere un percorso lavorativo nel settore dell’export.

Autore: Alessandra Lualdi

Alessandra Lualdi
Communication & Marketing Specialist. Da sempre appassionata di comunicazione, grafica e nuove tecnologie. Cerco sempre di intrecciare questi interessi per raggiungere soluzioni creative.

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