Il futuro dell’IA nel mondo del lavoro

 

Testata giornalistica registrata reg. al Trib. di Milano (n° 29 del 30/01/2014)

Direttore Responsabile Marina Verderajme

Il futuro dell’IA nel mondo del lavoro

 

Il report LinkedIn Emerging Jobs del 2020, indica che i profili specializzati in intelligenza artificiale sono i più richiesti nel mercato del lavoro (74% annuale). Nonostante l‘intelligenza artificiale (IA) esista da più di sessant’anni, solo oggi, grazie a una maggiore potenza di calcolo, alla disponibilità di grandi quantità di dati e di algoritmi più sofisticati, le applicazioni di questo campo dell’informatica sono notevolmente proliferate e hanno avuto un impatto diretto sui processi e sull’organizzazione delle imprese.

Ma cosa si intende con il termine intelligenza artificiale?

Secondo la definizione più semplicistica, con il termine intelligenza artificiale (artificial intelligence o IA) si intende la capacità di un computer di elaborare ragionamenti tipici della mente umana. Il settore dell’IA è in continua crescita e sta incorporando sempre più ambiti soprattutto nel mondo del lavoro, in tutte le fasi compresa quella di ricerca del personale. Secondo una nuova relazione di Gartner,  l’IA eliminerà 1,8 milioni di posti di lavoro, ma ne creerà anche 2,3 milioni dal 2020.

I tech trend evidenziano diverse possibilità di carriera in questo ambito, tra cui l’architetto AI, l’ingegnere di Machine Learning o lo sviluppatore di Business Intelligence. È un settore affascinante ma anche molto sfidante in quanto non servono solo competenze tecnologiche e operative.

Sono fondamentali anche tutte quelle soft skill necessarie a un lavoro che spesso presuppone approcci di gruppo all’insegna della condivisione e della collaborazione continua.

Le imprese e l’IA.

Secondo un articolo del Corriere datato 23 Giugno 2021 “uno sforzo ulteriore per accelerare l’adozione di tecnologie di AI dovrà essere fatto in particolare dalle piccole e medie imprese italiane che, anche da recenti rilevazioni dell’Ocse, risultano ancora particolarmente restie ad utilizzarle”. Un recente studio di Accenture su un campione di manager italiani, ha evidenziato che l’88% considera l’Intelligenza Artificiale un’importante leva di crescita ed un fattore strategico su cui puntare e ben 3 su 4 sia consapevole che se non riuscisse ad adottare queste tecnologie nei prossimi cinque anni, metterebbe a rischio la competitività della propria azienda, ma solo il 77% ritiene di avere forti difficoltà ad introdurre tali tecnologie nella propria organizzazione. Questo perché le PMI sono impreparate all’utilizzo di queste nuove tecnologie e sono convinte di non esser in grado di superare gli ostacoli e le difficoltà che l’IA possa comportare. I dati relativi l’Indice di Digitalizzazione dell’Economia e della Società (DESI) stilato nel 2020, posizionano l’Italia al 25° posto sui 28 Stati analizzati. È un problema importante e che va affrontato con rapidità. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), ha stanziato 49,86 miliardi per finanziare «Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura» e a conclusione del piano, nel 2026, il paese dovrà aver raggiunto la trasformazione digitale grazie alla quale si conta di poter innescare un vero e proprio cambiamento strutturale dell’intero Paese.

L’IA può essere utilizzata in molteplici settori (nel campo della salute, nella pubblica amministrazione e nelle smart cities per citarne solo alcune) e può avere un impatto profondo sulla società e sulla qualità dei servizi pubblici cui oggi accediamo, puntando su un’innovazione attenta ai bisogni delle persone. Investimenti, formazione e trasferimento tecnologico sono le linee guida di questo cambiamento. Per poter raggiungere obiettivi ambiziosi non bisogna solo investire sulla tecnologia ma anche nelle skills dei lavoratori e fondamentale in questo senso risultano le competenze digitali. L’investimento in formazione è strettamente legato a quello in ricerca: deve essere sempre coerente con i bisogni delle aziende. Lo stimolo alla ricerca non deve essere autoreferenziale ma deve alimentare l’evoluzione tecnologica nel sistema produttivo. Per questo è necessaria una politica del trasferimento tecnologico che, agendo sull’asse ricerca-innovazione-applicazione, crei dei meccanismi virtuosi di cooperazione tra università e impresa.

Autore: Alessandra Lualdi

Alessandra Lualdi
Communication & Marketing Specialist. Da sempre appassionata di comunicazione, grafica e nuove tecnologie. Cerco sempre di intrecciare questi interessi per raggiungere soluzioni creative.

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