JOB in JAMbellino – intervista al Dott. Michele Lenoci, consulente per l’autoimprenditorialità

 

Testata giornalistica registrata reg. al Trib. di Milano (n° 29 del 30/01/2014)

Direttore Responsabile Marina Verderajme

JOB in JAMbellino – intervista al Dott. Michele Lenoci, consulente per l’autoimprenditorialità

 

Michele Lenoci è consulente e formatore nell’area del commercio e dell’internazionalizzazione d’impresa, specializzato nella valutazione dei fabbisogni formativi, nell’organizzazione aziendale e nella gestione delle risorse umane. All’interno del progetto Job in JAMbellino si occupa di effettuare consulenze sull’autoimprenditorialità per i candidati interessati a conoscere più da vicino questa opportunità, e dunque a sviluppare le proprie idee di partenza. Attraverso una sua breve intervista abbiamo avuto modo di conoscere più a fondo questo ampio tema e di raccogliere i suoi punti chiave.

1) Cosa si intende per “autoimprenditorialità”?

E’ la capacità che ha la persona di mettersi in proprio, in primis di accettare l’elemento “rischio” che è la caratteristica fondamentale di un imprenditore. Ma non solo: è anche la capacità di organizzare e gestire il lavoro proprio e altrui, di reperire i clienti, di far quadrare i conti, di capire come funziona il mercato e verso dove sta andando, di sviluppare nuovi prodotti/servizi. Di tenere duro nei momenti difficili ma anche di capire quando è il caso di mollare perché ci si trova in un vicolo cieco che può portare solo danni.

2) Per chi può essere utile questo tipo di consulenza?

Per chi sta valutando l’idea di mettersi in proprio ma non sa da dove iniziare. Sebbene il “rischio” sia l’elemento caratteristico dell’imprenditore, questo non deve diventare un salto nel buio, un azzardo affidato alla fortuna, ma bisogna effettuare un’analisi per verificare la fattibilità di una idea imprenditoriale. Avere una buona idea non significa che si avrà successo in modo automatico. Ecco perché le aziende serie fanno le ricerche di mercato e le pianificazioni di marketing, per ridurre l’incertezza analizzando i rischi e verificando le possibilità di successo. Certamente non possiamo dare certezze, ma attenuare i rischi sì.

3) Quali sono i temi fondamentali che affronti durante gli incontri?

Il principale è “cosa si vuole fare da grande”: quali sono i sogni, i desideri, la “vision”. Poi le esperienze fatte, i bisogni del mercato che sono stati rilevati e che potrebbero essere soddisfatti con la sua idea d’impresa, le caratteristiche del mercato individuato (dimensioni, abitudini, modalità di entrata). Cioè tutti quegli elementi che integrano la “mission”, ossia la concretizzazione di quella “vision” che si trasformerà poi in una impresa.

4)  Un consiglio per chi ha un’idea di autoimprenditorialità ma non sa se concretizzarla?

Verificare prima di tutto se questa idea ha un mercato, cioè se soddisfa un bisogno per cui la gente comprerà il prodotto/servizio che svilupperà. Bisogna assolutamente evitare l’equazione “prodotto buono = vendita sicura”. Le aziende non vendono prodotti ma risolvono problemi. Poi vedere di cosa si ha bisogno per concretizzare questa idea, fare una sorta di “lista della spesa” per vedere quanto bisogna investire. Infine trovare le fonti di finanziamento (capitale proprio, banche, finanziamenti pubblici tramite bandi).

 

Articolo di Martina De Simone

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