Come si comunica la cultura oggi? Ne parliamo con Sara D’Amore

 

Testata giornalistica registrata reg. al Trib. di Milano (n° 29 del 30/01/2014)

Direttore Responsabile Marina Verderajme

Come si comunica la cultura oggi? Ne parliamo con Sara D’Amore

Sara D’Amore è un’altra giovane allieva del progetto F.ED.O.RA – Formazione e Diagnostica (digitale) per le Opere di Restauro Artistico, realizzato da ACTL attraverso i finanziamenti del bando LOMBARDIA PLUS- LINEA CULTURA 2019/2020 di regione Lombardia. A seguito del percorso formativo dedicato all’approfondimento della figura dell’Art Advisor della durata di 200 ore, Sara ha avviato lo stage di progetto in Open Care, impresa d’eccellenza, unica in Italia ad offrire servizi integrati per la conservazione, gestione e valorizzazione di opere e collezioni d’arte, all’interno del team comunicazione. Comunicare l’arte e la cultura in questi mesi difficili, in cui vivere e valorizzare il nostro infinito patrimonio artistico risulta sempre più complesso da un punto di vista organizzativo, resta un elemento imprescindibile, poiché la ricetta per una ripresa economica è fortemente legata al passato, alle nostre radici e a quanto il nostro territorio ha da offrire soprattutto a livello culturale.

 

Sara, ti chiedo innanzitutto quali sono i principali canali di comunicazione che utilizzi nel tuo lavoro.

Nel lavoro di comunicazione di un’impresa e, nel mio caso, di una realtà incentrata sull’arte e la cultura è senza dubbio di vitale importanza utilizzare piattaforme social che permettano di condividere immagini, contenuti audiovisivi che catturino l’interesse dell’utente e permettano di focalizzare nell’immediato l’attenzione sul contenuto scritto e raccontato. Ecco perché mi trovo ad usare quotidianamente canali social quali Instagram, Facebook e LinkedIn. Quest’ultimo, a differenza dei primi due, lo utilizzo con un taglio più istituzionale, più diretto ad aziende, professionisti del settore, clienti e al B2B.

 

In questi mesi difficili, in cui è quasi impensabile fare programmi a lungo termine e realizzare eventi, appuntamenti, iniziative finalizzate alla valorizzazione dell’arte, quali sono le strategie che stai mettendo in atto nel lavoro per mantenere viva l’attenzione sul nostro patrimonio artistico?

 

È certamente fondamentale partire dall’analisi degli obiettivi che sono stati raggiunti finora, farne tesoro e provare a raccontarli nella miglior maniera possibile. Nel caso di un’azienda come Open Care è importante, a mio avviso, far conoscere i tanti servizi che l’impresa offre, attività sicuramente di nicchia, ma pregevolmente affascinanti e inclusive. Cerco attraverso foto, riprese video e notizie quotidiane di far scoprire il dietro le quinte dei laboratori di restauro, o di portare alla scoperta di mostre i cui lavori di allestimento tecnico e trasporto sono stati curati dalla società. Molto spesso quando pensiamo ad una mostra il nostro pensiero va all’opera appesa alla parete. Ma come ci arriva lì? C’è un affascinante mondo da scoprire, ed è bello svelarlo non solo agli appassionati, ma a tutti coloro che hanno il desiderio di conoscere una realtà ancora troppo poco raccontata, specialmente in Italia.

 

Quali sono, a tuo avviso, le sfide con cui il mondo dell’arte e della cultura dovrà fare i conti, alla luce della situazione sanitaria in corso e delle riflessioni da essa scaturite?

 

Credo che il mondo dell’arte dovrà ancora una volta necessariamente reinventarsi. Abbiamo visto come il digitale possa essere un valido strumento. Padroneggiarlo tuttavia non è per nulla scontato e sono fermamente convinta che funzioni quando a monte ci sia un adeguato investimento, il che non è sempre facile da realizzare. Una cosa è certa: bisognerà incentivare la divulgazione dell’arte e del patrimonio artistico attraverso webinar, contenuti social, iniziative di promozione a distanza degli enti. In un momento di grave crisi sanitaria e morale, poter scoprire e ritrovare il senso delle cose nel bello, nell’arte, può essere una grande cura per lenire, in parte, le ferite che stiamo subendo.

E poi, come la storia ci insegna, c’è sempre una nuova rinascita e allora occorre ricordarlo ancora di più in un momento di smarrimento come questo.

 

Articolo di Ilaria Romani

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