Essere artisti al tempo del Covid: intervista a Gabriella Magnotta

 

Testata giornalistica registrata reg. al Trib. di Milano (n° 29 del 30/01/2014)

Direttore Responsabile Marina Verderajme

Essere artisti al tempo del Covid: intervista a Gabriella Magnotta

Gabriella Magnotta è una giovanissima allieva del corso “Manutentore di beni artistici”, realizzato da ACTL – Associazione per la Cultura e il Tempo Libero – nell’ambito del progetto F.ED.O.RA – Formazione e Diagnostica (digitale) per le Opere di Restauro Artistico. Il progetto Fedora, di cui abbiamo già avuto modo di parlare in Job Farm News è stato realizzato attraverso i finanziamenti del bando LOMBARDIA PLUS-LINEA CULTURA 2019/2020 di regione Lombardia e ha avuto come obiettivo quello di formare giovani ragazzi in cerca di impiego e con una formazione di tipo artistico, sulle nuove professioni legate al mondo dell’arte e della cultura. Particolare attenzione, nel corso dell’erogazione della formazione, è stata data al tema della digitalizzazione: soprattutto alla luce del periodo storico che stiamo vivendo è fondamentale per chi muove i primi passi nel mondo del lavoro, conoscere quanto forte sia stato l’impatto del digitale nella vita delle imprese – comprese quelle culturali. Gabriella Magnotta ha conseguito un Diploma accademico di I livello in Pittura e un Diploma di II livello in Arti Visive indirizzo Grafica presso l’Accademia delle Belle Arti di Brera a Milano. E’ inoltre una pittrice dotata di grandissimo talento e sta attualmente svolgendo uno stage curriculare in collaborazione con that’s contemporary, un’organizzazione non-profit fondata da Francesca Baglietto e Giulia Restifo nel 2011. Si tratta di una piattaforma online che propone aggiornamenti su spazi, eventi e mostre di arte contemporanea a Milano e che opera in generale nel settore della comunicazione e organizzazione di eventi artistici. Abbiamo voluto approfondire con Gabriella le impressioni su quest’esperienza di stage e in generale sul suo percorso come pittrice al fine di rilevare da un lato le evoluzioni delle professioni legate alle imprese culturali, dall’altro il percorso di un giovane artista in questo particolare momento storico.

 

In relazione al percorso di formazione “Manutentore di beni artistici”, quali sono stati gli argomenti più significativi per te, anche in relazione alla tua attività di pittrice?

Sono stata coinvolta in molteplici attività didattiche e formative che hanno trattato diverse tematiche, quali lo studio della conservazione preventiva dei beni artistici, lo studio delle opere policrome, le analisi diagnostiche con esempi di casi di restauro, temi di sicurezza museale e coperture assicurative, le principali figure del mercato dell’arte, fino ad arrivare anche a lezioni di neuromarketing e sulla comunicazione digitale. E’ stato un percorso formativo veramente ampio, che ha toccato diverse realtà e diverse professionalità del mondo dell’arte: restauratori, conservatori, ricercatori, formatori, responsabili
marketing e ufficio stampa. Ho ascoltato volentieri e appreso tutti gli argomenti trattati, ma ciò che maggiormente mi ha appassionata sono state le lezioni di diagnostica delle opere policrome nonché la conoscenza dell’iter da seguire per il restauro di un manufatto, attraverso l’analisi di numerosi interventi di restauro realmente eseguiti come La Pietà di Giovanni Bellini, La Madonna col bambino di Carlo Crivelli o la Resurrezione di Cristo di Andrea Mantegna. Ho appreso quindi l’importanza di osservare l’opera con luce radente per una prima indagine del suo stato conservativo, nonché lo studio di analisi diagnostiche come la fotografia a infrarossi, la fluorescenza UV, la radiografia a raggi X, l’infrarosso falso colore, le tecniche strumentali di indagine per l’analisi e il riconoscimento dei manufatti artistici come la microscopia, la spettroscopia FT-IR, Raman, XRF, la tomografia, che danno informazioni sui precedenti esecutivi, sullo stato di conservazione o ancora per riconoscere falsi d’autore. Dipingendo è stato emozionante capire cosa c’è al di là della superficie di un manufatto artistico e conoscere la composizione chimica dei materiali con cui è stato realizzato.

 

Quali ritieni siano stati i maggiori cambiamenti nel mondo dell’arte e nelle professioni ad essa legate, causati dalla pandemia in corso?

 

Credo che il maggior cambiamento che la pandemia abbia causato sia legato agli spazi espositivi. Vi è stato un blocco totale delle visite a musei, luoghi dedicati alla cultura e alla sua divulgazione. Musei, gallerie, associazioni, piccoli e grandi atelier si sono dovuti adattare all’attuale momento storico, spostando la propria comunicazione sulle piattaforme digitali e social; una soluzione che personalmente ritengo positiva ma che conserva in sé i propri limiti: un’opera deve avere il proprio spazio fisico per esistere, per essere contemplata, per dare allo spettatore l’opportunità di essere coinvolto ed esprimere emozioni. Pensiamo
ad esempio al rapporto tra noi essere umani: puoi vedere persone, i tuoi cari, i tuoi familiari attraverso uno schermo, mediante le numerose applicazioni digitali che il nostro secolo ha a disposizione ma non riusciranno mai a darti quell’emozione, quel contatto che c’è nel vederle dal vivo; lo stesso vale per le opere d’arte.

 

Come è nata la tua passione per la pittura e quali pensi che siano gli elementi caratteristici del tuo stile?

 

Non saprei dire con esattezza quando sia nata, l’ho sempre sentita parte di me. Ho diversi ricordi di infanzia in cui già adoravo approcciarmi al disegno e al colore; durante le scuole elementari ero sempre vista come la bambina brava a disegnare: ero la bimba che impiegava più tempo a finire un disegno che non un tema; questo perché ho sempre voluto dedicarvi il giusto tempo. Per me, già all’epoca, era tempo di sperimentare, di studiare forme e colori anche attraverso mezzi meno comuni: se volevo dare rilievo a delle forme prendevo la colla stick, se volevo creare sofficità alle figure prendevo l’ovatta che trovavo nel bagno di casa, se volevo sperimentare texture e rese cromatiche differenti prendevo rossetti o matite make-up di mia madre e li utilizzavo in maniera alternativa; insomma mi sono sempre guardata intorno e mai limitata a pochi mezzi espressivi. Gli elementi caratteristici del mio stile li sto scoprendo pian piano, mi sento ancora in una fase di ricerca costante; sicuramente un elemento caratteristico è la volontà di sperimentare le tecniche pittoriche in relazione a ciò che voglio raffigurare e alle emozioni che voglio trasmettere. Ogni mezzo artistico possiede in sé infinite capacità espressive e il mio desiderio è quello di metterle in luce.
Per quanto riguarda la tecnica che maggiormente utilizzo è la tecnica della pittura ad olio, sia su supporti tessili che su supporti lignei. È la tecnica che più sento mia e che più mi dà la possibilità di interpretare il colore in maniera differente in base ai soggetti e alle forme visive che rappresento; ne risulta che ogni elemento pittorico differisce per stesura, texture, luminosità e trasparenza, creando diverse suggestioni, sia visive che tattili.

 

Cosa ti ispira nella pittura? Il periodo che stiamo vivendo, ha avuto impatto anche sulle tue espressioni artistiche?

 

Ciò che maggiormente mi ispira è la realtà che mi circonda: un mio quadro non riesce mai a scostarsi da una prima osservazione del reale. Posso voler rappresentare un paesaggio che mi ha emozionata, come è stato coi paesaggi greci della penisola calcidica, o rappresentare nature morte, volti, oggetti, in maniera non del tutto realistica, ma in grado comunque di conservare al loro interno le risultanze dell’osservazione. Questo particolare momento storico non ha avuto un impatto determinante o di cambiamento delle mie espressioni artistiche, è stato bensì un tempo di maggior riflessione personale, mi sono posta molteplici domande sulla mia arte, su quello che vorrei trasmettere e sulla mia carriera artistica. L’ho vissuto e lo sto vivendo tutt’ora come momento di riflessione e di sperimentazione, sfruttando il maggior tempo che ho a disposizione per dedicarmi ancora di più a ciò che amo fare, ovvero dipingere.

 

L’immagine a corredo dell’articolo è un’opera di Gabriella Magnotta “Veduta di Sithonia” – olio su tela, formato 35 x 40 cm

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