Formarsi professionalmente e imparare come si lavora all’interno di un’impresa culturale: intervista a Vittoria Gelati

 

Testata giornalistica registrata reg. al Trib. di Milano (n° 29 del 30/01/2014)

Direttore Responsabile Marina Verderajme

Formarsi professionalmente e imparare come si lavora all’interno di un’impresa culturale: intervista a Vittoria Gelati

Vittoria Gelati è una giovanissima allieva del corso “Consulente per il mercato dell’arte”, realizzato da ACTL – Associazione per la Cultura e il Tempo Libero – nell’ambito del progetto F.ED.O.RA – Formazione e Diagnostica (digitale) per le Opere di Restauro Artistico. Il progetto Fedora, finanziato attraverso il bando LOMBARDIA PLUS- LINEA CULTURA 2019/2020 di regione Lombardia, ha avuto come obiettivo quello di formare giovani ragazzi in cerca di impiego e con una formazione di tipo artistico, sulle nuove professioni legate al mondo dell’arte e della cultura, con un focus sulla dimensione digitale che, mai come oggi, risulta essere una chiave importantissima per lo sviluppo del settore. Vittoria, di recente vincitrice del bando relativo al Dottorato di ricerca in Storia e conservazione dell’arte (Kunstwissenschaft / Kunsttechnologie) presso la State Academy of Art and Design di Stoccarda, ha completato il suo percorso nell’ambito del progetto Fedora con uno stage svolto presso il Museo Bagatti Valsecchi, affiancata da Laura Bugliosi- Responsabile Marketing e Raccolta Fondi – e Benedetta Marchesi – Responsabile comunicazione e ufficio stampa. Abbiamo voluto approfondire con lei i risultati di quest’esperienza al fine di rilevare da un lato le evoluzioni delle professioni museali, dall’altro le tendenze generali verso cui tende il mondo della cultura.

 

Vittoria, quali sono state le attività nelle quali sei stata coinvolta nel percorso di stage?

Durante i mesi di stage, circa due in presenza e tre in smartworking, ho avuto la possibilità di affiancare il team del Museo Bagatti Valsecchi nelle attività di raccolta fondi e di comunicazione del museo. Inizialmente mi sono dedicata maggiormente alla ricerca di donatori, prendendo direttamente contatti e creando una lista di interessati, al fine di creare un “albo d’oro” ovvero una lista di sostenitori attivi del museo. Contemporaneamente ho alternato anche attività legate alla comunicazione, come l’inserimento dati nel database per la newsletter o le attività di front office per il questionario di gradimento dei visitatori. In un secondo momento, invece, ho affiancato maggiormente le attività di comunicazione, sulla base delle esigenze emerse in seguito all’emergenza COVID-19 e alla conseguente chiusura temporanea del museo.

 

Come è cambiato il tuo lavoro al Museo, a seguito del verificarsi della pandemia? Ci sono delle attività su cui ti sei maggiormente concentrata, a discapito di altre, afferenti ad aree di lavoro ridimensionate a causa della pandemia?

Durante la pandemia il mio lavoro si è principalmente rivolto al supporto delle attività di comunicazione, in quanto nel lock-down è stato importante concentrare ogni sforzo sull’immagine online e social del museo. In particolar modo, mentre stilavo un elenco dei comportamenti adottati dalle altre istituzioni culturali durante la pandemia al fine di prendere spunti ed idee, aiutavo Benedetta Marchesi con il monitoraggio delle notizie inerenti le attività del Museo Bagatti Valsecchi e la registrazione delle audioguide da rendere disponibili sul sito.

 

Quali sono gli aspetti che a tuo parere, sulla base dell’esperienza svolta presso il Bagatti, sono fondamentali per chi intende lavorare all’interno di un’impresa culturale?

In una realtà raccolta e “famigliare” come quella del Museo Bagatti Valsecchi ho potuto osservare da vicino anche altri aspetti legati al funzionamento di un’istituzione culturale, come la conservazione, il coordinamento dei volontari, i servizi educativi, l’organizzazione degli eventi o la gestione degli spazi, e come queste diverse mansioni cooperino quotidianamente insieme. Non a caso scelgo di utilizzare la parola “famigliare” , l’accoglienza e la sensazione di casa del museo si percepiscono in ogni oggetto, dalle opere collezionate, alle armature, fino al girello e alle seggioline dei bambini. Ed è proprio questa che credo sia la cosa importante: portare avanti il proprio lavoro senza però dimenticare il contesto in cui si opera e la missione dell’istituzione. In una realtà museale, di qualsiasi dimensione sia, collaborano infatti tante figure con professionalità diverse ed è fondamentale riuscire a comunicare e cooperare insieme per una missione comune.

 

Cosa ha significato vivere un’esperienza di tirocinio in una Casa Museo?

Quello che ho potuto percepire, e apprezzare, durante l’esperienza di tirocinio è stata la stretta e genuina connessione con la famiglia Bagatti Valsecchi. Questa forte relazione è chiaramente la caratteristica e il valore aggiunto delle Case Museo in generale, ma al Bagatti Valsecchi c’è un legame particolarmente speciale che continua ad essere vivo con i discendenti attivi nella Fondazione. Ne riporto subito un esempio: io stessa ho avuto il piacere di incontrare casualmente Annamaria Bagatti Valsecchi, la quale si occupa dell’Associazione Amici del Museo. Nonostante in quel momento rappresentassi un’estranea rispetto al team consolidato del museo, ha mostrato subito un gentile interesse nei miei confronti, chiedendomi quali attività stessi svolgendo e preoccupandosi che mi trovassi bene nell’ambiente di lavoro. La sensazione è stata molto positiva, come quella di una gentile padrona di casa che accoglie il proprio ospite sincerandosi che si trovi a proprio agio, in modo molto spontaneo e sincero.

 

Trovi che l’esperienza al Museo sia stata significativa in relazione al tuo futuro professionale?

Assolutamente sì, su diversi livelli, e mi dispiace molto che si sia dovuta interrompere per l’emergenza sanitaria. Credo che ogni nuova esperienza sia importante e, anche in questo caso, sto già raccogliendo i risultati. Questa esperienza in particolare ha ampliato il mio punto di vista sull’arte e i beni culturali, che prima di allora avevo sempre approcciato con una visione storico-conservativa. Poter vedere il funzionamento di professioni diverse, come la raccolta fondi o la comunicazione dell’impresa culturale, mi ha mostrato tante prospettive e suggerimenti che prima non consideravo. Inoltre, anche il rapporto con lo staff, che si è sempre dimostrato aperto e disponibile nei miei confronti, ha permesso di potermi confrontare con anche altre figure professionali e arricchire il mio bagaglio di conoscenze. Quando si lavora in un’impresa culturale, come accennavo precedentemente, credo sia importante conoscere i ruoli che prendono parte e le loro funzioni indispensabili.

Articoli collegati

L’engagement aziendale è la nuova chiave per il successo aziendale?
Parliamo di conservazione dei beni culturali e di formazione a distanza con la restauratrice Valeria Cocchetti
La formazione continua è la chiave del successo professionale?
Essere artisti al tempo del Covid: intervista a Gabriella Magnotta
Blind Recruitment: come funziona l’assunzione ad occhi chiusi?
I vantaggi della didattica a distanza
Cosa sono gli HR Analytics?
Perché ad oggi è importante seguire dei master di alta formazione?
Reskilling: la nuova strategia nel mondo del lavoro
I nuovi trend e le nuove professioni del Digital Food
X