La gamification: un nuovo modo di pensare la selezione del personale

 

Testata giornalistica registrata reg. al Trib. di Milano (n° 29 del 30/01/2014)

Direttore Responsabile Marina Verderajme

La gamification: un nuovo modo di pensare la selezione del personale

Quando parliamo di Gamification a cosa ci riferiamo?

Il termine “gamification” sta spopolando negli ultimi anni, ma cosa si intende esattamente con questo termine? Il nome deriva dalla parola “game”, gioco, ma il suo concetto non è basato sul solo sul mero divertimento. Secondo la definizione di Brian Burke (2014) la gamification è considerata come “l’uso di meccaniche di gioco ed experience design per ingaggiare digitalmente e motivare le persone a raggiungere i loro obiettivi”.

L’obiettivo di questa pratica, quindi, è cercare di veicolare messaggi di diverso tipo utilizzando il game design, creando un’interazione leggera e dinamica che sia in grado di stimolare il coinvolgimento dell’utente.

L’approccio sperimentale e dinamico tipico della gamification, sta facendo si che questa tecnica si stia diffondendo sempre più rapidamente nelle più svariate realtà e contesti. Obiettivi tipici normalmente conseguiti grazie al suo impiego sono ad esempio il miglioramento della gestione dei clienti, il consolidamento della fedeltà ad un brand oppure l’improvement del rendimento e delle performance complessive da parte di dipendenti e partner.

 

Ma perché adesso più che mai sentiamo parlare di Gamification?

Molto nel mondo del lavoro è cambiato, anche a causa della pandemia, e le persone si sono trovate a ragionare in maniera diversa, cercando stimoli e obiettivi nuovi, tutto questo accompagnato anche da un possibile senso di smarrimento. Il mind-setting è notevolmente mutato e adesso più che mai il datore di lavoro deve puntare sulla motivazione dei propri collaboratori: il commitment affettivo, così definito da Meyer e Allen nel 1991, ovvero il legame tra il lavoratore e la sua organizzazione. Tale costrutto psicologico, per mettersi in moto, ha bisogno che gli obiettivi aziendali collimino con quelli personali dei dipendenti e la gamification sta diventando un’ottima via per colmare il gap che si può verificare tra queste due realtà.

Il dipartimento inglese per il Lavoro e Pensioni (DWP) ha creato una piattaforma di gamification denominata “Idea Street” che attraverso l’invio di idee e proposte da parte dei dipendenti aiutava a rendere partecipativi e decentralizzati i processi di innovazione. Questo non solo ha contributo a stimolare la creatività dei dipendenti ma anche a farli sentire parte dell’azienda mettendo al centro l’utente e il suo coinvolgimento attivo, le tecniche del gioco portano alla visione di obiettivi comuni ricreando quel legame motivazionale indispensabile per una collaborazione ad alti livelli.

Anche in fase di selezione del personale la gamification può essere molto utile, può servire infatti per completare le informazioni che ci pervengono dai CV dei candidati permettendoci di avere un riscontro sulla loro tenacia, la resilienza e la capacità di adattamento.

Interessante a tal proposito è il Business Game utilizzato da T-System Ungheria denominata “I KNOW IT“. Lo scopo di questo business game è mettere alla prova i candidati offrendo loro un ambiente interattivo ed ingaggiante per dimostrare le proprie skills all’interno delle quattro macro-aree service desk, support, operation, testing e project management. La piattaforma analizza i risultati e fornisce agli aspiranti lavoratori dei feedback utili e, contemporaneamente, sgrava l’azienda dalla lettura di migliaia di cv attraverso un primo screening automatico che velocizza il processo ed abbatte costi.

Ci sono poi molti aspetti dei giochi che sicuramente rispondono alle nostre esigenze più comuni, come la necessità di avere risposte in tempo reale, la trasparenza dei processi e il ragionare per obiettivi concreti e chiari.

 

In conclusione possiamo dire che stiamo vivendo un periodo di grandi cambiamenti e questi business game possono sicuramente aiutarci a destrutturaci e ricostruirci sulla base di nuovi schemi mentali più in linea con quelli del momento.

La nostra mente deve tornare bambina e dopotutto… il gioco è una cosa seria

 

Autore: Alessandra Lualdi

Alessandra Lualdi
Communication & Marketing Specialist. Da sempre appassionata di comunicazione, grafica e nuove tecnologie. Cerco sempre di intrecciare questi interessi per raggiungere soluzioni creative.

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