La reazione delle imprese culturali al Covid-19: intervista a Laura Bugliosi – Responsabile Marketing Museo Bagatti Valsecchi

 

Testata giornalistica registrata reg. al Trib. di Milano (n° 29 del 30/01/2014)

Direttore Responsabile Marina Verderajme

La reazione delle imprese culturali al Covid-19: intervista a Laura Bugliosi – Responsabile Marketing Museo Bagatti Valsecchi

Il Covid ha avuto un impatto travolgente sulle nostre vite e su quelle delle imprese di ogni tipologia e settore. Tutti noi ci siamo trovati a riflettere sul nostro futuro e su quello di tutto ciò che ci circonda. Uno dei settori che ha maggiormente risentito delle conseguenze della pandemia è sicuramente il mondo delle imprese culturali. Abbiamo rivolto alcune domande a Laura Bugliosi, Responsabile Marketing e Raccolta fondi Museo Bagatti Valsecchi di Milano, che ha raccontato difficoltà, sfide, ma anche opportunità e strategie messe in atto dalle imprese culturali per reagire a questo particolare momento storico.

  1. Quali sono state le tue prime riflessioni, da un punto della quotidianità lavorativa, scaturite a seguito del lockdown e delle restrizioni connesse alla pandemia?

Il primo pensiero, naturalmente, è andato alla sostenibilità del museo. All’apertura del museo sono connessi infatti gli introiti legati ai biglietti, agli eventi privati, alle mostre e anche alle attività legate agli sponsor. C’è poi stato lo scollamento forte con il pubblico affezionato, ma anche con i numerosi volontari che ci supportano nella quotidianità della gestione del museo. Un sistema di relazioni ricco e di grande valore.

  1. Quali sono, se ci sono, le opportunità connesse agli stravolgimenti che il Covid ha introdotto nella quotidianità della vita artistica e culturale? Possiamo dire che questo momento di panico e cambiamento ha stimolato anche riflessioni strategiche e idee positive per reinventare nuovi modi di fruizione e di promozione dell’arte e della cultura? 

L’inaccessibilità dei luoghi della cultura ha portato alla ricerca di modalità alternative di fruizione, che spesso sono diventati modi diversi di accedervi, come nel caso delle visite virtuali, approfondimenti di aspetti prima meno valorizzati, connessioni con realtà o tematiche limitrofe. Allo stesso tempo si è resa necessaria una importante riflessione sul futuro della cultura e dei musei. Il dibattito in corso è fervido e io sono convinta che una delle strade verso cui ci dovremo muovere sarà quella di una maggiore sinergia con il sociale, a favore delle politiche di inclusione che anche l’Unione Europea sollecita. La cultura dovrà essere di nuovo e sempre di più a servizio della collettività, includendo pubblici sempre più numerosi e diversi. Questo approccio risponde anche alle conseguenze della pandemia che ha reso la fruizione di cultura ancora più difficile per alcune fasce di popolazione svantaggiate: penso a quei bambini per i quali la scuola era l’unico modo per approcciare una realtà come la nostra.

  1. C’è qualche iniziativa in particolare che ritieni efficace in questo senso? 

Identificare alcuni pubblici specifici e reperire i fondi per facilitare la loro fruizione della cultura e delle realtà museali e artistiche, sia attraverso bandi pubblici, sia attraverso la ricerca di sponsor, anche in collaborazione con altre realtà che operano sul territorio.

  1. Come ha risposto il Bagatti a questa situazione di emergenza? 

Sul fronte della sostenibilità la casa museo Bagatti Valsecchi è stata la prima realtà milanese ad attivare una raccolta fondi nella prima settimana di chiusura dei luoghi della cultura, con un’iniziativa rivolta ai soci e al pubblico affezionato denominata “Regalaci un biglietto”. La risposta è stata ampia e sentita. Ci siamo poi rivolti alle realtà più sensibili e la Fondazione Armani ha risposto con una generosa donazione a sostegno del museo. Sul fronte della fruizione durante il lockdown il museo ha creato alcuni contenuti specifici di approfondimento su alcuni pezzi della collezione dal titolo “Forse non sapevi che”, molto apprezzati dai nostri interlocutori. Abbiamo anche ideato e proposto alle famiglie, una serie di attività per i bambini incentrate sulla fiaba La dimora incantata, che è stata raccontata online ed è anche diventata il centro di alcune attività laboratoriali da svolgere a casa. Inoltre, per rispondere al meglio alle esigenze organizzative e alla graduale ripresa dell’attenzione verso la cultura, il museo ha scelto di ridurre l’orario di apertura al solo weekend (da venerdì a domenica, dalle 13 alle 17.45), proponendo però molteplici attività per attrarre sempre nuovi pubblici: dalla visita con il conservatore a quella con lo staff, passando per la caccia al dettaglio con il Silent Book, che si svolgerà a fine settembre.

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