Coronavirus e Smartworking: i primi dati del lavoro agile

 

Testata giornalistica registrata reg. al Trib. di Milano (n° 29 del 30/01/2014)

Direttore Responsabile Marina Verderajme

Coronavirus e Smartworking: i primi dati del lavoro agile

Negli ultimi anni si è parlato molto di lavoro agile e smart working: secondo i dati della ricerca effettuata dall’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, nel 2019 c’è stato un incremento del 20% rispetto al 2018 di questa modalità lavorativa in Italia. Emerge che, ancor prima dello scoppio dell’epidemia da Coronavirus, il lavoro agile stava conoscendo un lento incremento. Molti sono benefici riscontrabili: si parla di una media di 90 minuti al giorno risparmiati, di un risparmio in denaro dai 25 ai 30 euro al giorno, ma soprattutto di un miglioramento della qualità della vita, del benessere e della saluta del singolo e dell’ambiente. I benefici sono riscontrabili anche per le aziende grazie alla razionalizzazione degli spazi d’ufficio e ad un risparmio circa i rimborsi, le trasferte e i pasti.

Ad oggi lo smart working, purtroppo, non è più un privilegio concesso ai lavoratori, ma è diventato un obbligo. I dati delle ultime settimane presentate dal Ministero del Lavoro, indicano che sono oltre 554.754 i lavoratori attivi in questa modalità.

Rimangono però ancora molti problemi tecnici per attuare in maniera congeniale e soprattutto sicura lo smart working: bisogna assicurarsi che ogni lavoratore sia dotato di una linea idonea, un router e una postazione di proprietà dell’amministrazione, con una configurazione di sicurezza verificata e adeguata, ma soprattutto è opportuno formare il personale ad un corretto utilizzo delle piattaforme e delle tecnologie.

Quando l’emergenza sarà finita, perché finirà, le aziende non dovranno tornare al punto iniziale, ma dovranno imparare ad evolversi. Per questo abbiamo pensato ad un master innovativo, per approccio e contenuti, che sia in grado di fornire gli strumenti necessari per la formazione di organizzazioni flessibili al cambiamento, grazie all’introduzione di approcci di empowerment, delega e responsabilizzazione delle persone sui risultati, favorendo in questo modo la crescita di talenti e l’innovazione diffusa.

Autore: Simone Pivotto

Simone Pivotto
Responsabile Formazione e Comunicazione. Da sempre appassionato di nuovi media, opera come formatore in ambito HR e social media marketing. Coniuga il mondo del digital con quello delle risorse umane lavorando all’inserimento dei profili più giovani nel mondo delle professioni digitali.

Articoli collegati

Perché ad oggi è importante seguire dei master di alta formazione?
Reskilling: la nuova strategia nel mondo del lavoro
I nuovi trend e le nuove professioni del Digital Food
La gamification: un nuovo modo di pensare la selezione del personale
Quanto è importante il clima organizzativo in un’azienda?
Lavoro a distanza: una nuova idea di impresa e società
Di cosa si occupa un Head Hunter?
“La teoria delle tre P” per la valutazione e la selezione delle risorse umane.
La reazione delle imprese culturali al Covid-19: intervista a Laura Bugliosi – Responsabile Marketing Museo Bagatti Valsecchi
Quattro settori con opportunità di business e lavoro al tempo del Covid-19 grazie al digital.
X