Il Revenge spending in Cina: un nuovo futuro per l’economia?

 

Testata giornalistica registrata reg. al Trib. di Milano (n° 29 del 30/01/2014)

Direttore Responsabile Marina Verderajme

Il Revenge spending in Cina: un nuovo futuro per l’economia?

Cos’è il “Revenge Spending” e quali sono le prospettive per l’economia del nostro paese?

Negli ultimi giorni si sta parlando molto di questo fenomeno che sta investendo la Cina a seguito di mesi di lockdown a causa del Covid-19, ma facciamo un po’ di chiarezza.

Il termine non è nuovo, fu infatti coniato dall’ex Celeste Impero negli anni ’80 a seguito della Rivoluzione Culturale, quando al popolo cinese venne finalmente concesso l’acquisto di prodotti stranieri. Si tratta di una brama fuori controllo e una voglia di spendere che superano le aspettative e che sono già state analizzate nello stesso paese a seguito della pandemia di Sars del 2003. Oggi il Revenge Spending ritorna a far parlare di sé e a far sperare in una ripresa economica: lo dimostrano i dati di una boutique di Hermès a Canton che sabato scorso, secondo il magazine americano “Women’s Wear Daily” ha incassato in un solo giorno 2,7 milioni di dollari. I primi segnali di ripresa in Cina ci sono: le prenotazioni per viaggi domestici e hotel sono aumentate così come gli acquisti sulla piattaforma di e-commerce “Pinduoduo”.

«In Cina stiamo assistendo al tipico fenomeno di rebound della spesa legato al recupero di parte degli acquisti rimandati durante la chiusura, rafforzato dalla valenza terapeutica ed emozionale dello shopping, ancora più rilevante in questo momento», hanno spiegato a MF Fashion Claudia D’Arpizio e Federica Levato, rispettivamente partner della practice Moda&Lusso e partner Luxury Goods Vertical di Bain&Co.

La domanda che tutti si pongono è se questo fenomeno raggiungerà anche il nostro paese ad oggi ancora stremato dalla pandemia in corso. Secondo il presidente di Altagamma Matteo Lunelli resta difficile che il Revenge Spending possa accadere in Italia a causa di una situazione economica e sociale differente rispetto alla Cina. Lo stesso Lunelli sottolinea come invece si assisterà ad un rafforzamento di alcuni trend già in atto come l’esperienzialità di un prodotto, la crescita del digitale e dell’online e la consapevolezza dei valori che i brand esprimono, come la sostenibilità.

Anche se ci vorrà ancora del tempo affinché l’indice della fiducia dei consumatori torni ai livelli pre COV-19, i primi dati confermano un aspetto che riguarda la capacità di guardare al futuro con ottimismo trascendendo dagli odierni indici ed indicatori economici. Si tratta di una dimensione culturale denominata come “avversione all’incertezza” ovvero la misura in cui i membri di una cultura, di una società o di un’organizzazione si sentono minacciati o sono a loro agio in situazioni sconosciute, scenari incerti e a rischio.

La Cina rientra tra quei paesi che registrano un basso tasso di avversione all’incertezza, questo significa che i cinesi tollerano l’incertezza e l’ambiguità e guardano al futuro con meno apprensione.  Tale dimensione influenza non solo i consumi, ma anche le decisioni degli imprenditori, le pianificazioni aziendali, gli investimenti delle famiglie etc.

Lo shopping emozionale in Cina si rivolgerà, a detta di molti esperti, su comparti dove il Made in Italy rappresenta un punto di riferimento a livello globale come nei settori della moda, della gioielleria e del food&beverage. Per questa ragione risulta ancora più strategico per il sistema italiano di oggi, più che in passato, avere addetti specializzati nella gestione dell’export in quel paese. Gli aspetti culturali e sociali dei paesi asiatici e le tematiche qui trattate saranno affrontati e approfonditi dai nostri esperti del settore nel Master in Export Management – Mercato Asia targato Job Farm con il fine di formare figure adatte ad affrontare al meglio la situazione dell’export odierna.

Per maggiori informazioni clicca qui.

 

Autore: Simone Pivotto

Simone Pivotto
Responsabile Formazione e Comunicazione. Da sempre appassionato di nuovi media, opera come formatore in ambito HR e social media marketing. Coniuga il mondo del digital con quello delle risorse umane lavorando all’inserimento dei profili più giovani nel mondo delle professioni digitali.

Articoli collegati

Perché ad oggi è importante seguire dei master di alta formazione?
Reskilling: la nuova strategia nel mondo del lavoro
I nuovi trend e le nuove professioni del Digital Food
La gamification: un nuovo modo di pensare la selezione del personale
Quanto è importante il clima organizzativo in un’azienda?
Lavoro a distanza: una nuova idea di impresa e società
Di cosa si occupa un Head Hunter?
“La teoria delle tre P” per la valutazione e la selezione delle risorse umane.
La reazione delle imprese culturali al Covid-19: intervista a Laura Bugliosi – Responsabile Marketing Museo Bagatti Valsecchi
Quattro settori con opportunità di business e lavoro al tempo del Covid-19 grazie al digital.
X