Reddito di cittadinanza: non decollano le politiche attive

 

Testata giornalistica registrata reg. al Trib. di Milano (n° 29 del 30/01/2014)

Direttore Responsabile Marina Verderajme

Reddito di cittadinanza: non decollano le politiche attive

A sette mesi dalla sua introduzione, il “reddito di cittadinanza” continua a funzionare parzialmente. Mentre la parte di contrasto alla povertà è entrata in vigore con meno problemi del previsto, le “politiche attive” – cioè le misure volte ad aiutare una parte di chi percepisce il sussidio a trovare un lavoro – faticano addirittura a partire, prima ancora che a produrre risultati.

 

Non c’è da stupirsi. Già un anno fa, durante l’approvazione della misura, gli esperti avvertivano delle difficoltà che ci sarebbero state nel portare avanti le politiche attive, che richiedono una complicata collaborazione tra governo centrale, regioni, comuni, centri per l’impiego e la nuova figura incaricata di aiutare i percettori di reddito a trovare lavoro, il navigator: oltre che naturalmente la materia prima, cioè i posti di lavoro. Il reddito di cittadinanza viene percepito da 843 mila nuclei familiari composti da circa 2,2 milioni di persone. Tra loro, solo 704 mila sono definiti
“occupabili”, hanno cioè l’età e sono nelle condizioni di poter ricevere aiuto a trovare un impiego (un aiuto che è necessario accettare per continuare ad avere diritto a ricevere il sussidio).

Era, insomma, largamente prevedibile quello che ha notato il Sole 24 Ore, ossia che dall’introduzione dello strumento a oggi non si siano visti miglioramenti nei dati sull’occupazione.
Se le politiche attive del reddito di cittadinanza avessero funzionato a pieno ritmo, nel breve termine avremmo dovuto vedere due effetti: una diminuzione delle persone classificate come inattive (cioè che non stanno lavorando e non sono in cerca di lavoro) e un aumento dei disoccupati, poiché per percepire il reddito è necessario iscriversi alle liste di disoccupazione. Siamo invece di fronte a uno scenario opposto: una riduzione del numero di disoccupati (-87mila tra luglio e agosto), accompagnata da un incremento degli inattivi (+73mila), esattamente il contrario di quanto sarebbe dovuto accadere con il reddito di cittadinanza. Lo stesso fenomeno si registra confrontando il trimestre giugno-agosto con quello precedente (marzo-maggio).
Che le politiche attive per ora non abbiano prodotto risultati lo conferma anche il governo, che nella Nota di aggiornamento al DEF ha scritto: «Dai dati dell’indagine sulle forze di lavoro non emerge ancora pienamente l’incremento del tasso di partecipazione che sarebbe dovuto scaturire dall’adesione al reddito di cittadinanza (RdC) e dal conseguente patto per il lavoro» e che quindi «è ragionevole ipotizzare che l’attuazione completa del RdC avvenga con un certo ritardo rispetto alla previsione iniziale».

 

 

Nei giorni scorsi il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha difeso il reddito di cittadinanza durante la trasmissione televisiva Piazza Pulita, e ha ricordato che l’Italia era uno dei pochi paesi a non avere una misura universale di contrasto alla povertà (anche se poco prima era stata introdotta una misura più ridotta, ma simile: il REI). Gualtieri però ha anche aggiunto che in futuro il governo dovrà intervenire per renderne più efficaci le politiche attive.

Autore: Simone Pivotto

Simone Pivotto
Responsabile Formazione e Comunicazione. Da sempre appassionato di nuovi media, opera come formatore in ambito HR e social media marketing. Coniuga il mondo del digital con quello delle risorse umane lavorando all’inserimento dei profili più giovani nel mondo delle professioni digitali.

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