Intervista a Margherita Franzoni, Presidente Delegazione Lombardia di Aidda

 

Testata giornalistica registrata reg. al Trib. di Milano (n° 29 del 30/01/2014)

Direttore Responsabile Marina Verderajme

Intervista a Margherita Franzoni, Presidente Delegazione Lombardia di Aidda

Questo mese intervistiamo Margherita Franzoni, Presidente Delegazione Lombardia di Aidda, Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti in Azienda. Abbiamo fatto una conversazione con lei in merito al suo percorso professionale, all’essere imprenditrice di successo che ha saputo reinventarsi in un momento critico, all’essere donna nel panorama imprenditoriale italiano e al rapporto con le nuove generazioni.

 

 

Impresa 4.0: cosa significa nella sua impresa e nel suo settore?

“Noi abbiamo da sempre investito sui sistemi di automazione che permettono, in un settore come quello alimentare, di aumentare il controllo della qualità dei prodotti oltre che a facilitare il lavoro agli addetti e ottimizzare il tempo della produzione. Abbiamo inserito la digitalizzazione, con anticipo sulla legge, oggi abbiamo un processo produttivo completamente automatizzato.”

 

 

C’è chi dice che la digitalizzazione toglie lavoro alle persone, lei cosa ne pensa?

“La digitalizzazione permette di svolgere la stessa mansione in modo più qualificato, poiché la macchina svolge il lavoro più pesante e ripetitivo, e fornisce all’operatore dati che prima non disponeva, facilitando la gestione ottimale degli impianti.  Quindi va vista certamente come un miglioramento della qualità del lavoro.

 

Noi in azienda anticipiamo, investiamo in innovazione, facciamo formazione, condividiamo le esperienze e le informazioni con i nostri collaboratori. Anche chi è più reticente di fronte a una esperienza ne viene stimolato, la coglie, la prende in considerazione. È per questo che a monte mi sento la responsabilità di veicolare progetti concreti. Se abbiamo una serie di contatti e relazioni buone al nostro interno, sarà più semplice che vengano apprezzate anche all’esterno.”

 

 

Fallire in un’attività di impresa, più o meno grande che sia, che cosa può insegnare?

“E’ necessario fare dei distinguo. Ci sono situazioni negative causate da previsioni inadeguate del business e le nuove disposizioni sulla legge fallimentare offrono opportunità di rilancio. Nel mondo anglosassone non ha una connotazione negativa come per noi in Italia; bisognerebbe chiamarlo con un altro termine: falsa partenza, inciampo, errore oppure un’esperienza da cui ripartire.

Diverso è, invece, il fallimento causato da una gestione poco trasparente e volutamente gestito per sottrarre risorse a spese di fornitori e collaboratori.”

 

 

Qual è il valore delle donne nel welfare aziendale?

“Spesso si sente dire che per risolvere dei problemi ci vogliono risorse, economiche, che non ci sono. Io penso, invece, che molte soluzioni si possano ottenere anche senza denaro ed è proprio in questo ambito, che le qualità femminili possono trovare soluzioni intelligenti.

Faccio un esempio.

I dipendenti di un’azienda del settore dell’elettronica, riparazione e software, avevano il problema di dove poter lasciare i figli una volta finito l’anno scolastico.

La titolare, venuta a conoscenza di questo problema, si è attività per mettere in piedi una convenzione con l’istituto tecnico lì vicino. La convenzione prevedeva la realizzazione di un campus estivo in cambio attività di manutenzione e laboratori educativi. Una soluzione intelligente a costo zero.

Soluzioni di questo tipo devono nascere necessariamente dal basso, penso che le donne abbiano, più degli uomini, proposte concrete perché abituate ad affrontare quotidianamente problematiche diverse in casa come al lavoro.”

 

 

Presidente della Delegazione Lombardia di Aidda e anche Amministratore Delegato di Levico Acque. Qual è la chiave del successo della sua carriera professionale?

“La mia formazione professionale si è svolta all’interno dell’azienda di famiglia, un importante gruppo tessile bresciano che in 40 anni ha raggiunto una dimensione internazionale. Ho iniziato facendo la gavetta dal basso, in quegli anni c’era la convinzione che per capire e rispettare il lavoro di tutti fosse necessario fare esperienza anche nel reparto produttivo. Ultimati gli studi mi sono occupata della gestione amministrativa e finanziaria, delle varie aziende, fondate ed acquisite nel corso degli anni, facenti parte della Franzoni Group SpA. La mia mansione iniziale era responsabile amministrativa, poi, con gli anni e l’esperienza, ho ricoperto incarichi sempre più impegnativi fino a quello di Amministratore Delegato.

I risultati ottenuti, sono stati frutto di grande impegno, lavoro, studio, e ancora lavoro, svolto sempre con responsabilità e passione. Non è sempre stato facile; lavorare in un’azienda gestione familiare ha i suoi vantaggi ma anche le sue difficoltà. Sicuramente l’armonia e la fiducia fra i membri della famiglia sono altri due elementi indispensabili per portare risultati durevoli.”

 

 

Come è venuta a conoscenza di Aidda?

“La mia vicina di casa, socia di Aidda, mi chiese di entrare in associazione così, nel 1999, mi sono iscritta la gruppo di Brescia. Ho cominciato a frequentarla anche perché vivendo in provincia ci si sente un po’ esclusi, le distanze non aiutano. Mi sono dedicata all’azienda e alla famiglia, il tempo rimasto era poco e quindi ho tralasciato le relazioni non fossero strettamente aziendali.”

 

 

Aidda – Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti in Azienda. Quali sono i principali obiettivi per il 2019?

“I nostri obbiettivi sono due: il primo è ampliare la nostra base associativa cercando di includere soprattutto giovani imprenditrici, generalmente under 40. Possiamo dire di essere in una fase di rinnovamento. Il mondo dell’impresa Lombardo è molto cambiato in questi anni, è in costante evoluzione. Per raggiungere tale obbiettivo, ci incontriamo in gruppi provinciali, sei volte all’anno, dove affrontiamo tematiche differenti scambiandoci punti di vista ed esperienze personali. Visitiamo le aziende delle Socie e creiamo partnership con altre delegazioni.

Nel prossimo incontro si parlerà delle nuove problematiche del mercato del lavoro e si approfondirà la nuova riforma rispetto al tema del diritto fallimentare che lavora molto sulla prevenzione, sulla necessità di una figura professionale che monitori e faccia segnalazioni sulle crisi. Il secondo obiettivo è fare conoscere nuove modalità di fare impresa, divulgando buone pratiche sui temi dell’economia circolare e sulla responsabilità sociale dell’impresa.”

 

 

È più facile raggiungere l’obiettivo di reclutare nuove imprenditrici in Lombardia rispetto alle altre regioni?

“Confrontandoci anche con le altre regioni, direi che le difficoltà sono pressochè uguali, l’associazionismo sta attraversando un periodo critico, il tempo richiesto nella gestione di un’impresa lascia sempre meno tempo per le iniziative che non siano legate strettamente al lavoro. La Lombardia in modo particolare è ricchissima di proposte e bisogna avere obbiettivi forti e condivisi per essere attrattivi.

L’associarsi dev’essere un momento di confronto, il confronto è sempre utile per crescere. È un obiettivo che Aidda si è data 60 anni fa, e oggi ha riacquistato importanza insieme al valore della relazione.”

 

 

Quali sono le opportunità delle donne che vogliono avviare una propria impresa in Italia? C’è qualche differenza rispetto agli altri Paesi dell’Unione?

“Non credo che ci siano particolari difficoltà rispetto agli altri Stati dell’Unione, bisogna soltanto avere capacità e credere in quel che si fa. A volte semplicemente non è il momento giusto, ma se si crede nella bontà di un’idea bisogna proseguire con determinazione, crederci. Non posso escludere in assoluto la presenza di diversità, forse le ragazze dovrebbero avere più consapevolezza del loro valore, e proprio su questo tema, alcune delegazioni collaborano con le scuole portando le testimonianze delle imprenditrici. Fondamentale è uscire dagli stereotipi del tipo “le ragazze possono fare solo determinate cose” e lavorare sulla formazione, in primis quella scientifica.

Le ragazze hanno le capacità, potrebbero fare la maratona ma si sacrificano a fare i 100 metri. Bisognerebbe sempre ricordare che l’unico lavoro che non possono portarti via è quello che sai fare bene solo tu. Bisogna insistere sul far capire quanto sia importante la gratificazione del lavoro, di un lavoro fatto bene, qualunque esso sia, la felicità data da un lavoro che si ama vale molto di più di un lavoro che da solo un risultato economico.”

 

 

Quali consigli per una giovane e un giovane che deve entrare nel mondo del lavoro in Italia?

“È difficile dare consigli perché ognuno di noi ha una storia completamente diversa. Quando ho cominciato a lavorare ho fatto un grande percorso di formazione, ho sempre avuto i miei spazi e mi davano fiducia. È importante anche sentirsi gratificati e ricompensati.  La realizzazione personale è un po’ la chiave di tutto, nel lavoro e soprattutto nella vita. Ora ci sono alcune difficoltà, però c’è la possibilità di poter scegliere e seguire le proprie legittime aspirazioni, non era così scontato a chi si affacciava al mondo del lavoro negli anni “70”. “

 

 

Pensa che la scuola e l’università preparino adeguatamente i giovani al mondo del lavoro?

“Più corretto sarebbe chiedersi se i giovani si preparano adeguatamente al mondo del lavoro. Perché sarebbe più giusto, prima di decidere la strada da intraprendere, sapere cosa si vuole fare e che livello di studi si è in grado di affrontare. Io vedo che ci sono ragazzi che studiando, impegnandosi e preparandosi trovano lavoro.

Chi non ha capacità di impegno dovrebbe scegliere un percorso tecnico più breve. Anche un lavoro artigianale, tutti i lavori hanno pari dignità ma in Italia sembra non sia così. Ci sono tanti laureati in Giurisprudenza ed Architettura che, salvo eccezioni, difficilmente troveranno un lavoro retribuito adeguatamente all’impegno profuso. Di contro gli elettricisti, gli idraulici, i fabbri e tutte le professioni manuali sono ben retribuiti ma hanno sempre meno addetti. 

Molto spesso nei giovani, uomini e donne, si nota la mancanza dell’autonomia, e non intendo solo l’autonomia economica, intendo quella quotidiana ad esempio: fare la spesa, cucinare, utilizzare la lavatrice e il ferro da stiro. L’indipendenza è importante, autogestirsi è la base.

La scuola svolge, oltre alla famiglia, un ruolo molto importante. Bisognerebbe tornare com’era tempo fa al tempo pieno. I ragazzi passando più tempo insieme crescevano come gruppo e il sistema scuola “proteggeva” ed educava molto di più, insegnava a progettare e condividere iniziative, di gioco o di ricerca, e si imparava a vivere insieme. Credo fermamente che si debba ricominciare dalla scuola.”

 

 

Pensa che esperienze di stage in azienda nel percorso formativo dei giovani possano aiutare nella definizione del proprio futuro professionale?

“Lo stage in azienda è utile per orientare nella scelta dell’università e dovrebbe essere fatto prima, magari durante le superiori.  Ma la cosa più utile sarebbe, prima della scelta delle superiori, poter avere un colloquio personale con un professionista, ”un recruiter”, che aiuti a  individuare i punti di forza, le potenzialità oltre alle giuste aspirazioni di  ogni ragazzo.  Così facendo si eviterebbero scelte di percorsi a volte inadatti, che portano anche all’abbandono scolastico.

I genitori, a volte involontariamente, creano delle aspettative, fanno pressioni e condizionano i figli nelle scelte del percorso di studi, un supporto esterno sarebbe di grande aiuto per evitare scelte sbagliate. In questi tempi liberi dal bisogno, possiamo permetterci il lusso di aiutarli a scegliere un lavoro che li renda felici.”

 

 

Incontrare donne come Margherita Franzoni,  è stato un piacere. Le sue parole, la sua esperienza, la sua lucidità su tanti temi importanti trasmettono saggezza, speranza ed energia. Margherita Franzoni è un punto di riferimento ed un esempio nell’associazionismo e nell’impreditoria perché ci insegna a coniugare esperienza, competenza, visione e buon senso. Grazie Margherita.

Autore: Marina Verderajme

Marina Verderajme
Presidente di Job Farm e Direttrice di Job Farm News, si occupa da oltre 15 anni di formazione, lavoro, risorse umane e innovazione. Dirige SportelloStage partner di Recruit srl, agenzia di intermediazione, e Ems società di consulenza HR.

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