Il reclutatore virtuale: in Svizzera i primi test

 

Testata giornalistica registrata reg. al Trib. di Milano (n° 29 del 30/01/2014)

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Il reclutatore virtuale: in Svizzera i primi test

L’intelligenza artificiale, a fronte di una richiesta sempre più alta, da parte delle aziende, di velocizzare i processi di selezione continua a conquistare il terreno in ambito HR. Infatti, dopo la diffusione dei colloqui da remoto, tramite l’utilizzo di strumenti di videoconferenza come Skype, entra in scena il reclutatore virtuale.

 

 

Recentemente, in Svizzera, l’Università di Losanna ha dato il via ad un progetto che pone il candidato di fronte ad un recruiter del tutto virtuale. Il processo di selezione comprenderà un reclutatore-macchina che, in video, rivolge una serie di domande preimpostate al candidato il quale risponderà e sceglierà liberamente quando passare al quesito successivo.

I vantaggi di questo approccio, secondo la professoressa Schmid Mast dell’Università di Losanna, sono di porre tutti i candidati nelle stesse condizioni, così da facilitare i confronti tra i diversi soggetti, e di favorire risposte più approfondite da parte delle persone introverse, generalmente a disagio di fronte a un selezionatore in carne ed ossa.

 

Tra gli esperti, gli scettici pongono l’accento sui limiti dell’algoritmo, privo di buon senso ed intuizione, e temono che il sistema possa ricalcare i pregiudizi di chi l’ha sviluppato ma non c’è assolutamente pericolo perché sarà il selezionatore, in carne e ossa, ad avere l’ultima parola sulla scelta del candidato.

 

 

I metodi di selezione automatizzati potranno fare risparmiare più tempo ma solo l’essere umano è in grado di valutare il carattere e le potenzialità di un altro essere umano e questa qualità, non potrà essere sostituita da nessun algoritmo.

Autore: Sara Lucini

Sara Lucini
Assistente Comunicazione.

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