Lavoro: formazione continua come chiave per la competitività

 

Testata giornalistica registrata reg. al Trib. di Milano (n° 29 del 30/01/2014)

Direttore Responsabile Marina Verderajme

Lavoro: formazione continua come chiave per la competitività

Investimenti record nel 2018 per i fondi di venture capital nelle start up che operano con l’intelligenza artificiale. Un segno che non può essere ignorato sul lavoro che verrà. Se gli investitori “qualificati, hanno deciso di investire 9,3 miliardi di dollari in aziende innovative che puntano sull’intelligenza artificiale, qualcosa vorrà dire. Senza contare, poi, che gli investimenti delle aziende in robot hanno visto un nuovo record nel corso dello scorso anno. L’industria 4.0, quindi, è già qui come continuano a ripeterci gli esperti di lavoro. E sono già qui anche gli impieghi del futuro. Eppure qualcosa cambierà nei prossimi 20 anni.

I luddisti avranno certamente tirato un sospiro di sollievo di fronte ai dati diffusi a fine dicembre sulla disoccupazione a livello globale, scesa al 5,2% dall’8% del 2010. Il livello più basso degli ultimi 40 anni, secondo uno studio di Ubs. Certo, anche in questo caso, bisogna andare a vedere i singoli spaccati per farsi un’idea: la situazione in Italia, ad esempio, mostra come la disoccupazione sia più alta di 2 punti percentuali rispetto al periodo pre-crisi.

Un quadro, quindi, a doppia lettura, a seconda da dove lo si guardi. Ma è bastato il dato generale per far concludere a tanti esperti che innovazione tecnologica e crescita occupazionale possono convivere.

D’altra parte i ricercatori della Oxford University, avevano sottolineato che se è vero che il 47 per cento dei lavoratori in America dovrà comunque fare i conti con i robot nel prossimo ventennio, è altrettanto vero che per il 53 per cento il confronto è rimandato a data da destinarsi, e forse non ci sarà mai. In particolare per una serie di professioni che sembrano difficilmente sostituibili, anche con un prepotente ingresso dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro.

Stephane Kasriel, CEO di Upwork, a fronte di questo quadro, elenca, dalle colonne del Sole24ore 5 deduzioni su questa nuova rivoluzione industriale 4.0: L’intelligenza artificiale e i robot creeranno alla fine più lavoro, non meno. Non ci sarà una carenza di lavoro, ma, se non faremo i giusti passi, ci sarà una mancanza di competenze adeguate ai nuovi lavori.

Il lavoro a distanza diventa la norma, quindi c’è da attendersi che le città entreranno in guerra per conquistare i talenti del futuro. Il lavoro indipendente dal luogo offrirà alle persone una nuova libertà geografica di poter vivere dove vogliono, e le città e le regioni metropolitane competeranno per attirare questa “nuova forza lavoro mobile”.

Entro il 2027 la maggior parte della forza lavoro sarà rappresentata da freelance, se si dà credito ai tassi di crescita del settore sottolineati da Freelancing in America 2017. Anche se, secondo i dati del World Economic Forum, ad oggi solo una percentuale fra il 20 e il 30% negli Stati Uniti e in Europa (Eu15) ha un lavoro indipendente.

I cambiamenti dovuti alla tecnologia andranno ad aumentare, così diventerà una necessità continuare a imparare nuove competenze, per tutta la nostra vita. Ma se il lavoro cambia velocemente, non è sufficiente un assestamento del mondo dell’istruzione, sarà necessario un cambio di struttura, in modo da poter essere più flessibili e veloci per stare dietro alle esigenze del mercato. Non solo. Secondo diversi pareri nel prossimo futuro non sarà più tanto importante il titolo di studio in sé, quanto invece le competenze che ogni candidato sarà in grado di mettere sul tavolo al momento del colloquio e dell’eventuale prova.

Cambiare la scuola, non sarà sufficiente. Sarà necessario un impegno di governi e imprese per ripensare il sistema del lavoro nella direzione sì di una maggiore flessibilità, purché in un quadro di garanzie e di generazione di occupazione.

Autore: Simone Pivotto

Simone Pivotto
Responsabile Formazione e Comunicazione. Da sempre appassionato di nuovi media, opera come formatore in ambito HR e social media marketing. Coniuga il mondo del digital con quello delle risorse umane lavorando all’inserimento dei profili più giovani nel mondo delle professioni digitali.

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