Cresce il divario tra l’offerta formativa dei laureati italiani e la loro effettiva occupabilità

Cresce il divario tra l’offerta formativa dei laureati italiani e la loro effettiva occupabilità

La laurea è da sempre il Titolo di studio con la “T” maiuscola, l’obiettivo accademico per eccellenza e il desiderio di ogni genitore per il proprio figlio.  Avere una laurea, in questo momento storico, è determinante non solo per poter svolgere alcune professioni, ma anche per acquisire le competenze necessarie per svolgere al meglio un lavoro qualificato e qualificante.

Tuttavia esistono alcune lauree che non sembrano facilitare l’inserimento lavorativo alle nuove generazioni: è l’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro a rendere noti i risultati di un’indagine che mostra la netta forbice tra l’offerta formativa universitaria nazionale e la reale occupabilità dei laureati.

Il report “Quale laurea dà maggiori opportunità occupazionali? L’analisi dei laureati trentenni in Italia” si basa sulla situazione lavorativa dei giovani laureati di età compresa fra i 30 e i 39 anni, mettendo in evidenza come il 19,5% degli oltre 1,7 milioni laureati residenti in Italia sia senza lavoro.

Nonostante si registri un aumento di laureati nel nostro paese un dato preoccupante è il fatto che non ci sia un ricambio generazionale; fenomeno significativo che possiamo interpretare come conseguenza del calo dei laureati in Giurisprudenza a seguito, appunto, di una scarsa richiesta di opportunità lavorative.

Spiccano, poi, per livelli di dispersione del capitale umano, i 287 mila laureati trentenni in Lettere, Filosofia, Storia, dei quali, spiega la ricerca dei consulenti del lavoro, il 25% (71 mila persone) non lavorano e solo il 55,6% è occupato in posizioni lavorative in linea con il titolo di studi conseguito.

Nonostante la situazione poco positiva del nostro Paese, tuttavia i laureati hanno maggiori possibilità di lavoro rispetto ai diplomati. La laurea, insomma, rappresenta ancora un “investimento contro la disoccupazione”, un investimento che deve esser fatto in maniera consapevole e lungimirante vista la nascita di nuove figure professionali e settori di investimento. Resta solo da capire se le nuove generazioni ed, in primis, le istituzioni siano in grado di fare questo riflessione.

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