La formazione permanente come esigenza individuale ed organizzativa

 

Testata giornalistica registrata reg. al Trib. di Milano (n° 29 del 30/01/2014)

Direttore Responsabile Marina Verderajme

La formazione permanente come esigenza individuale ed organizzativa

Il più grande nemico della conoscenza non è l’ignoranza, è l’illusione della conoscenza”, Stephen Hawking.

Partendo da questa citazione vorrei provare a ragionare sul tema della conoscenza e sul perché essa stia assumendo una sempre maggiore importanza.
Fino a pochi anni fa era sufficiente conseguire un diploma o una laurea per poter svolgere efficacemente il proprio lavoro. Questo perché i lavori spesso erano routinari e una volta apprese le azioni e gli strumenti da adoperare non vi erano ulteriori necessita formative.
Oggi, invece, è impossibile pensare che ciò che si è appreso durante i propri studi sia una volta per tutte sufficiente per orientarsi efficacemente nel mondo del lavoro.
La nostra è, infatti, una società estremamente frenetica, caratterizzata da rapidi cambiamenti ambientali e tecnologici. All’interno di una società così complessa gli individui e le imprese devono necessariamente modificare i loro paradigmi e orientarsi verso quella che viene definita formazione permanente.
Come il nome lascia intuire, questo nuovo paradigma della formazione si basa sul semplice, quanto intuitivo, assunto che il sapere è qualcosa che si costruisce durante tutto il ciclo di vita e che, pertanto, non ci si può più limitare ad apprendere esclusivamente nei contesti formali quali la scuola o l’università.
Sempre più persone hanno capito l’importanza, e soprattutto, la necessità di aggiornare le proprie conoscenze e competenze durante la loro vita.
Questo è vero sia per chi cerca attivamente lavoro sia per chi un posto di lavoro lo ha già e che per necessità personali o organizzative sente il bisogno di approfondire o specializzare il proprio sapere.
A riprova del fatto che la formazione continua sia un valido supporto nel trovare un lavoro possiamo osservare i dati indicati nel rapporto pubblicato dall’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche (Inapp. Policy Brief, 02/2017) secondo i quali l’aver seguito un master specialistico o un corso post-laurea aumenta il tasso di impiego di ben 10 punti percentuali, portandolo a livelli superiori all’80%.
Secondo i dati pubblicati da Eurostat (Further Eurostat Information. Main Tables and Database, 2018) si osserva come dal 2011 la percentuale di persone nella fascia d’età compresa tra i 25 e i 64 anni che sceglie di arricchire ulteriormente la propria formazione è aumentata di anno in anno. Infatti, da un’iniziale 9,1% del 2011 si è passati ad un 10,8% nel 2016 e secondo le stime questa percentuale è destinata a crescere, attestandosi intorno al 15% nell’anno 2020 nell’eurozona.
A sostegno di questi dati è possibile prendere in considerazione anche quanto presentato da Almalaurea, che indica come il 51,1% degli intervistati su un campione di 207.901 soggetti nel 2017 abbia già partecipato o stia partecipando ad un’attività di formazione post-laurea.
Da questo ragionamento si capisce che in un mondo del lavoro altamente competitivo come il nostro, per aumentare la propria spendibilità e per rimanere al passo con i cambiamenti, è necessario che le aziende e gli individui comprendano l’importanza di puntare sulla conoscenza e i vantaggi che da ciò ne derivano.

Articoli collegati

Hai meno di 30 anni? Job Farm premia la tua idea di imprenditorialità
Resto al sud: incentivo a imprenditori under46
Bonus Garanzia Giovani Regione Lombardia 2019
Arriva il curriculum precompilato
Lavoro: formazione continua come chiave per la competitività
Avviso 22: pronte le graduatorie
Il lavoro dei sogni esiste: 10 dollari l’ora per dormire
Bonus formazione 4.0: proroga di un anno
I consigli per un curriculum vitae da Master Chef
Quali sono le lauree più pagate in Italia?
X